giorno29 04agosto

 

Dopo aver lasciato la Thailandia e aver macinato parecchi chilometri con il braccio dolorante per la ferita dovuta al morso di un ragno, arrivo in Malesia: strade enormi, ben asfaltate a quattro corsie. Il mio obiettivo è raggiungere Kuala Lumpur, la capitale della Malesia con le sue Petronas Towers, che, con i loro 452 metri di altezza, non solo sono il simbolo del paese , ma sono anche tra le torri più alte del mondo. Famose oltretutto, per aver costituito lo scenario del film “Entrapment” con Catherine Zeta Jones e Tom Cruise, lasciano lo spettatore senza fiato.Non è facile descrivere a parole le emozioni che si provano ammirando certi spettacoli della natura, ma anche la mano e l’ingegno umano riescono a meravigliarci, quando, di fronte ti si stagliano due immense torri che, dalle loro altezze, sembrano sfidare ogni legge di gravità. Questo è ciò che mi è capitato quando da un centinaio di metri mi sono apparse queste maestose costruzioni che sovrastano la città. Mi fermo per fare qualche foto: lo spettacolo meriterebbe qualche cosa di più rispetto a qualche scatto frettoloso, ma la stanchezza e la necessità di arrivare all’albergo prendono il sopravvento. Trovo alloggio per me e per la moto ed il giorno successivo, dopo essermi recato in ospedale per ripulire la ferita e fare la medicazione, parcheggio vicino a dei motorini sotto le Petronas Towers ma ahimè, al mio ritorno, trovo una multa per divieto di sosta. Alla sera vado nel grattacielo di fronte, ovvero al bar del Traders Hotel di KL, elegante e con ampie vetrate, offre all’esigente clientela una location niente male, ma il vero asso nella manica del locale è costituito dal panorama mozzafiato che si può ammirare dall’ampia terrazza: le Petronas Towers illuminate. Bellissime! Ti senti avvolto da questo spettacolo che ti inebria di luci e d’immensità tanto da rimanere estasiato, chiedendoti se sia un sogno o la realtà.
Il giorno successivo decido di andare a Singapore, ma scopro che fino alle 10 di sera non si può entrare con la moto, non so di preciso se questo divieto ci sia anche per le auto, in ogni caso dovrei fare dei permessi particolari. Decido perciò di raggiungere il confine con la moto, pernottare in un albergo e recarmi a Singapore con l’autobus. Questa scelta si rivela super azzeccata in quanto il giorno dopo, raggiunta la città con i mezzi pubblici e superati i rigorosi controlli, mi aspetta una lunga serie di piacevoli sorprese. Questa è la “Svizzera” asiatica, ordinata, pulita e costosissima, dove le cose sembrano funzionare: una vera rarità di questi tempi… ma ciò che lascia stupito il visitatore non è solo questo, bensì le sue attrazioni. Non potendo, per ragioni di spazio, citare tutte le meraviglie di questa metropoli multietnica e multiculturale, vorrei portarvi con me in un viaggio immaginario all’interno di Pandora. Ricorderete tutti il fantomatico pianeta del film Avatar, la lussureggiante foresta e quegli immensi alberi, in cui ci si sente parte integrante della natura. Se qualcuno lo ricorda, può allora immaginare come mi sono sentito quando ho visitato il Gardens By The bay, ovvero dei giardini pensili sostenuti da due alberi in acciaio collegati da una passerella panoramica, dove specie vegetali diverse e rare convivono offrendo agli occhi del turista ciò che la natura riesce a fare con i suoi colori e profumi.

Passata la giornata a Singapore rientro a Kuala Lampur per l’ultima notte in Malesia, poiché ho trovato delle persone che mi hanno procurato un biglietto del traghetto che potrà trasportare anche la moto e non solo passeggeri, come di norma in questi paesi. Il mattino dopo arrivo a Port Klang, a 40 chilometri da Kuala Lampur e, una volta espletate tutte le formalità doganali, mi danno un biglietto per Dumai. Arrivo nella piattaforma dove si fermano i traghetti e vedo che quello sul quale devo imbarcarmi ha una porta di ferro talmente piccola che la moto non ci passa. A questo punto devo cambiare biglietto e vado 300 chilometri più a nord, nonostante poi debba tornare indietro per procedere verso sud!Tuttavia anche questo è un traghetto per passeggeri con una passerella di fortuna in acciaio. Carico la moto sul tetto, salendo con il motore acceso e con l’aiuto di alcune persone per non farla cadere in mare, la metto in qualche maniera sul porta bagagli che c’è sul tetto e poi mi aspettano 7 ore di navigazione. Quando arrivo a destinazione la situazione è ancora peggiore perché non c’è nulla per scaricare la moto, tranne una scala di metallo tipo quelle degli aerei, che avvicinano al traghetto… io porto la moto lateralmente a piedi, mentre altre persone mi aiutano, finché arrivo all’ufficio doganale attraverso una passerella pedonale dove mi attende un’accoglienza calorosa: chi vuole una foto, chi un adesivo… davvero momenti molto belli.