giorno17 20luglio

 

Il viaggio verso il confine con il Myanmar è stato davvero estenuante, centinaia di chilometri tutti sotto la pioggia con strade a tratti davvero difficili da percorrere, sia io che la mia moto siamo stati messi a dura prova in diverse situazioni ma con fermezza e sangue freddo le abbiamo superate tutte.Il viaggio verso il confine con il Myanmar è stato davvero estenuante, centinaia di chilometri tutti sotto la pioggia con strade a tratti davvero difficili da percorrere, sia io che la mia moto siamo stati messi a dura prova in diverse situazioni ma con fermezza e sangue freddo le abbiamo superate tutte.
Ad attendermi dopo il confine c’è la “scorta” che per legge sono obbligato ad avere per attraversare la nazione, diciamo che è totalmente diversa dalla scorta che ho avuto in Pakistan, questa è per lo più una sorta di “guida turistica” che ti segue e ti guida dal confine di ingresso a quello di uscita e devo dire che è stata molto professionale e di ottima compagnia.
La cosa che più mi colpisce del Myanmar appena percorsi i primi chilometri è la tranquillità delle strade e dell’ambiente che mi circonda, neanche paragonabili al traffico caotico dell’India, due nazioni talmente vicine ma totalmente diverse.
Il paesaggio è incantevole, ruscelli e foreste circondano le strade e ti fanno sentire bene, in più l’accoglienza della gente del posto ti fa sentire come a casa. Le strade, ahimè!, non sono proprio delle migliori, spesso si trovano cumuli di sassi e bisogna percorrere lunghi tratti su terra battuta, anche questo però fa parte del vero e puro spirito di avventura.
Il primo posto in cui mi hanno accompagnato è stata la valle dei templi di Bagan, un posto affascinante dove è possibile ammirare decine e decine fra templi Buddisti e Pagode, i raggi del sole appena sorto illuminano d’oro questi edifici, il contrasto che si crea con il verde della vegetazione che li circonda è piacevole e il profilo collinare che fa da sfondo a questo scenario completa lo splendido quadro di una “natura” incontaminata ormai fuori dal tempo… fidatevi che lascia davvero a bocca aperta.
La guida, mentre parlavamo della maestosità del posto, mi racconta che il sito ha dei problemi ad essere nominato patrimonio dell’UNESCU perché alcune delle costruzioni sono state di recente ristrutturate ma purtroppo in maniera non consona all’originale, davvero un gran peccato. La valle dei templi di Bagan è sicuramente il posto più suggestivo che abbia visitato in Myanmar, da solo vale assolutamente l’intero viaggio.

 

Soggiorno a Naypyidaw in ottima compagnia, la gente del posto è davvero piacevole e mi fa sentire il benvenuto, la semplicità della vita quotidiana mi rasserena e la pace trasmessa da un “ritmo della vita” non frenetico mi fa sentire costantemente di buon umore. Naypyidaw è la capitale del Myanmar ed è una città davvero maestosa anche se “solitaria”, in quanto è davvero poco trafficata, ad un livello quasi sproporzionato pensando alla grandezza di certe strade composte alle volte anche da dieci corsie. Dall’albergo in lontananza posso ammirare la pagoda Uppatasanti, la replica della Shwedagon Paya di Yangon, edificio buddista sacro per i birmani. Il consiglio che mi è stato dato è quello di visitarla di sera e così ho fatto; dopo la salita lungo una maestosa scalinata arrivo finalmente di fronte alla Pagoda, quest’ultima è illuminata a giorno e il suo riflesso d’orato cattura la vista, il tempo non era dei migliori e la pioggia pomeridiana, ancora presente nella pavimentazione lucida dell’esterno, accentuava ancor di più i bagliori della calda luce color oro, l’architettura esterna delle guglie e delle decorazioni dell’ingresso principale, così ricche di dettagli, contrastano piacevolmente con la superficie liscia e arrotondata della Pagoda stessa. In quest’ultima inoltre, a differenza di quella Shwedagon, è possibile entrare, basta essere scalzi, così facendo si possono ammirare i magnifici e lussuosi interni.Soggiorno a Naypyidaw in ottima compagnia, la gente del posto è davvero piacevole e mi fa sentire il benvenuto, la semplicità della vita quotidiana mi rasserena e la pace trasmessa da un “ritmo della vita” non frenetico mi fa sentire costantemente di buon umore. Naypyidaw è la capitale del Myanmar ed è una città davvero maestosa anche se “solitaria”, in quanto è davvero poco trafficata, ad un livello quasi sproporzionato pensando alla grandezza di certe strade composte alle volte anche da dieci corsie. Dall’albergo in lontananza posso ammirare la pagoda Uppatasanti, la replica della Shwedagon Paya di Yangon, edificio buddista sacro per i birmani. Il consiglio che mi è stato dato è quello di visitarla di sera e così ho fatto; dopo la salita lungo una maestosa scalinata arrivo finalmente di fronte alla Pagoda, quest’ultima è illuminata a giorno e il suo riflesso d’orato cattura la vista, il tempo non era dei migliori e la pioggia pomeridiana, ancora presente nella pavimentazione lucida dell’esterno, accentuava ancor di più i bagliori della calda luce color oro, l’architettura esterna delle guglie e delle decorazioni dell’ingresso principale, così ricche di dettagli, contrastano piacevolmente con la superficie liscia e arrotondata della Pagoda stessa. In quest’ultima inoltre, a differenza di quella Shwedagon, è possibile entrare, basta essere scalzi, così facendo si possono ammirare i magnifici e lussuosi interni.
L’ultima forte emozione che mi lascio alle spalle prima di arrivare in Thailandia è stata quella di vedere da vicino gli elefanti bianchi, animali venerati qui in Myanmar in quanto, alla base dell’Uppatasanti, è possibile “incontrare” quattro di questi esemplari. La loro pelle di per sé non è realmente bianca ma è molto più tendente al marrone chiaro, sicuramente molto diversa dal solito color grigiastro che siamo abituati a conoscere.
Il confine è vicino e tra poco entrerò in Thailandia dove troverò la prossima scorta pronta ad accompagnarmi, di una cosa sono certo, la bellezza del Maymar e l’ospitalità della sua popolazione le porterò con me per sempre.