giorno06 16luglio

 

Il giorno seguente, mi reco ad Agra per visitare il Taj Mahal, vi assicuro che la sua vista è da togliere il fiato, una vera e propria opera d’arte che ti rapisce lo sguardo. Ho letto che è considerato una delle sette meraviglie del mondo moderno ed è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.
Il mio accompagnatore mi ha raccontato un po’ della storia di questo mausoleo, dicendomi che è stato dedicato ad una delle mogli del quinto imperatore Mughal, quest’ultima non solo era ben voluta da tutti perché molto caritatevole verso i meno fortunati, ma era inoltre bella da togliere il fiato. Me ne ha parlato proprio come se fosse Venere sulla terra, purtroppo mi dice che morì molto giovane a causa di una gravidanza.
Quello che più mi ha colpito di questo Mausoleo non è solo la precisione architettonica con la quale è stato eretto, ma anche il fascino del marmo che lo ricopre interamente: un bianco accecante dal quale si fa fatica a distogliere lo sguardo; la precisione usata in ogni piccolo dettaglio è impressionante, inoltre, passeggiare sullo splendido giardino al suo esterno mette una tranquillità ed una pace interiore che raramente ho provato nella mia vita. Mi ci sono volute svariate ore per visitarlo, ma è un luogo che meriterebbe parecchie visite quotidiane per dedicargli l’attenzione che merita.
L’ultimo “appuntamento” Indiano è col fiume Gange. Vado a Varanasi, una delle città più antiche al mondo, nonché uno dei centri sacri per la religione Induista. In questo luogo si recano i pellegrini da tutta l’India, non solo per potersi immergere nelle acque del fiume, ma anche per portare i corpi dei propri defunti sui burning ghat per la loro cremazione.
Lungo le sponde del Gange si trovano tantissime persone che si immergono nelle sue acque per purificarsi, si vedono pescatori sistemare le reti da pesca e bambini giocare in acqua con le mucche, la confusione è veramente tanta, soprattutto in alcuni tratti, dove le scalinate che costeggiano le sponde del fiume sono ricolme di gente.

 

Verso il tramonto, nei luoghi dove vengono svolte le cerimonie funebri, è possibile osservare molto meglio le molteplici pire crematorie dove vengono bruciati i corpi dei defunti, una visione che al primo impatto risulta abbastanza angosciante. La guida mi spiega che prima del funerale ci sono molte trattative sull’acquisto della legna per la pira, quella più “ambita” è quella di sandalo perché più profumata, dopo la cremazione le ceneri vengono consegnate alla famiglia del defunto e vengono poi gettate nelle acque del fiume.
L’unico rimorso che mi lascio alle spalle è quello di non poter visitare le città di Kathmandu e di Calcutta, purtroppo un lungo ritardo arrecatomi dal corriere per la consegna degli pneumatici (mai arrivati) non mi ha permesso di prolungare oltre la mia permanenza in India. Mi reco verso il confine con il Myanmar dove ad attendermi c’è la scorta che mi accompagnerà in una nuova avventura.